Vini Vulcani: una nuova chiave di lettura dell’enologia italiana

(oltre che in un importante strumento di marketing)

Intervista a Jane Nisbet Huseby, consulente internazionale con alle spalle un solido background nel settore enologico. Fondatrice della compagnia cilena Brandabout – che dal 2005 gestisce incontri B2B in oltre 60 realtà vitivinicole fra Cile e Argentina, Jane lavora in Europa affiancando cantine e importatori nello sviluppo di prodotti e strategie. Attualmente è una studentessa Master of Wine e ha recentemente vinto il concorso indetto dal Consorzio del Soave intitolato “Vini da suolo vulcanico, una nuova nozione di terroir: spiega come il marketing e la comunicazione trans-territoriale possano essere usate come opportunità per il Soave e i vini italiani da suolo vulcanico”.

Vini vulcanici come nuova nozione di terroir in grado di generare un nuovo modo di interpretare i vini bianchi, soprattutto in Italia ma anche all’estero.
“Mi piace il concetto di terroir legato ai vini vulcanici e la presentazione e la degustazione condotta da John Szabo alla Preview è stata magistrale. I vini in degustazione hanno rivelato finezza e pulizia. È davvero molto interessante constatare quante regioni enologiche nel mondo stiano facendo dei grandi prodotti su suolo vulcanico. Il suolo vulcanico è facile da ricordare per i consumatori ed è altrettanto facile da comunicare visivamente. Grazie al Soave i vini vulcanici stanno divenendo parte di un più grande gruppo e stanno raggiungendo una comunicabilità di tipo internazionale; il che consente notevoli possibilità comunicative per ciascuna di queste singole regioni, un risultato molto superiore a quanto otterrebbero se agissero ognuna per conto proprio. Il fatto che queste regioni siano diffuse a livello globale, permette di adottare soluzioni di marketing congiunto”.

Vini vulcanici come slogan di marketing. Che cosa garantisce al consumatore il “ brand” vini vulcanici?
“Non penso di possa parlare di garanzie, in quanto questo concetto è troppo ampio e comporterebbe dei fraintendimenti; ma possiamo dire che i vini vulcanici rivelano una pulizia, una concentrazione e molto spesso una acidità vibrante che è davvero unica. Personalmente ritengo che il vulcanico simboleggi l’energia. I suoli sono stati creati da questa profonda energia dentro la terra ed è incredibile come questi suoli diano la propria energia e purezza ai vini, ma non a tutte le varietà di Vitis Vinifera quanto piuttosto a varietà che sembrano esprimersi in maniera particolare sui suoli vulcanici come ad esempio la Garganega, l’Aglianico, l’Assyrtiko ma anche lo Chardonnay e il Pinot Grigio. Ritengo che il vulcano come simbolo di marketing o come immagine sia qualcosa di concreto e di grande impatto a livello immaginifico. Ci sono infinite opportunità per catturare l’immagine dell’energia di un vulcano identificandolo con la potenza del vino, e questo sarebbe un modo per cambiare l’immagine del Soave, specialmente con i consumatori più giovani e attivi. L’ubicazione e le tecniche di viticoltura impiegate sono molto differenti, per esempio nelle Isole Canarie le viti sono piantate all’interno di buche sulle pendici dei vulcani o a Santorini, in Grecia, dove le viti vengono arrotolate su sé stesse come in ceste per proteggere i grappoli, Ritengo che questi tipi di dettagli e la scrupolosità di queste pratiche possano essere una componente di successo di una strategia di marketing volta a comunicare sia con il settore del commercio enologico che con il consumatore finale.”

Vini bianchi con un clima che si sta riscaldando: una sfida. Quali iniziative prendere per evitare vini con un tenore alcolico sempre più alto?
“Bella domanda. Non sono un viticoltore o un enologo tuttavia, per i molti viaggi fatti nelle zone enologiche e le conversazioni con i viticoltori, le principali strategie per combattere l’alto contenuto di alcol finale consistono nello scegliere in maniera oculata il luogo per la vigna e la gestione della chioma. Per ottenere uve di grande qualità con alcol bilanciato, specialmente per le varietà bianche è necessaria una strategia a lungo termine nella selezione del luogo idoneo e delle varietà che siano idonee considerando le temperature in aumento previste e la disponibilità di acqua. Nel breve termine, tuttavia, le strategie previste riguardano il mantenimento della vigna in equilibrio con le risorse nutrizionali e le riserve d’acqua, potare in maniera tale da ritardare la maturazione fino ai mesi più freddi, gestione della chioma per proteggere i grappoli dal troppo sole e raccolte anticipate per evitare di innalzare il livello zuccherino. Il cambiamento climatico è una realtà. Dall’altro lato della scala, sono stata al Cool Climate Wine Summit 2016 a Brighton dove ho visto una presentazione dal Canada dove stanno facendo ricerche con una prospettiva di 20 anni su oltre 100 genotipi (sia cultivar che selezioni) per capire quali sono le varietà che possono sopravvivere in Nebraska. Ho cenato con una donna che ha appena finito di piantare vigne sulla costa occidentale della Norvegia! Il cambiamento climatico ci costringe a lavorare in un ambiente in continuo cambiamento e l’unica cosa certa è che il mondo del vino continuerà ad essere un ambiente emozionante nel quale lavorare.”

Come ha contribuito il Soave a mutare l’immagine dei vini bianchi italiani?
Soprattutto in riferimento alla loro capacità di invecchiamento?
“Penso che il Soave abbia di fatto appena iniziato il suo percorso di cambiamento dell’immagine dei vini bianchi italiani. Cambiare l’opinione del consumatore è infatti un investimento a lungo termine. Pensiamo solitamente che il cambiamento nell’immagine di un brand duri circa 5 anni – anche se oggi con i social media tale processo può avvenire in molto meno tempo. Tuttavia, la vera sfida è riuscire a fissare in maniera definitiva il nuovo concetto e questa è la ragione per cui una comunicazione chiara e a lungo termine è necessaria. Ricordo che il mio professore all’università ci disse che per cambiate l’immagine di un brand è necessario ripetere più e più volte lo stesso messaggio al destinatario e sarà solo quando sarai stanco di ripeterlo che il consumatore finale finalmente l’avrà recepito. Penso che funzioni esattamente così e penso anche che talvolta ce ne dimentichiamo: siamo così assorbiti dal nostro mondo dove ciò è già assodato che pensiamo che chiunque altro lo abbia compreso. La Soave Preview è molto interessante perché apre letteralmente gli occhi in merito al potenziale d’invecchiamento del Soave. Far cambiare idea sul Soave richiederà tuttavia molto più di questo: c’è bisogno che lo capisca non solo la stampa ma anche la ristorazione e la sommellerie. I vini del Soave hanno un potenziale e un futuro davvero entusiasmante. I Soave presentati alla Preview che hanno un certo invecchiamento (la verticale è andato indietro nel tempo sino al 2005, ndr) dovrebbero far parte di una tournée itinerante che viaggia regolarmente a livello internazionale: è solo quando i professionisti del vino e i giornalisti assaggiano davvero questi vini che sono in grado di apprezzare appieno il loro potenziale”.

 Cosa suggeriresti ai produttori di Soave o in generale ai produttori di vino da suoli vulcanici per aprire un dialogo col consumatore?
“Il mio consiglio è quello di non essere timidi e iniziare a parlare in inglese. Comunicare in italiano va bene se vuoi vendere solo agli Italiani, tuttavia se davvero vuoi aumentare il tuo pubblico internazionale devi usare l’inglese. Questo non significa parlare un inglese perfetto, significa comunicare la tua passione per i tuoi vini e mostrare la volontà di costruire relazioni interpersonali senza l’assistenza di un interprete che per quanto bravo non sarà mai in grado di raccontare l’intera storia nel modo in cui lo fai tu. Ho potuto appurare questo di persona con la mia attività di marketing in Cile. Una delle mie aziende preferite è Cono Sur ed è perché tutti adorano Matias, uno dei loro enologi. Matias parla un inglese terribile (anche se è migliorato molto negli ultimi 5 anni), ma non ho mai incontrato nessuno così coinvolgente che usa la sua passione per il vino e la viticoltura biologica in maniera così vivida che, nonostante i suoi terribili errori di inglese, i giornalisti lo adorano e di conseguenza parlano di Cono Sur. Un altro consiglio importante è quello di cogliere ogni opportunità per sedervi e far cena con i giornalisti in visita e gli addetti al commercio. Fatevi coraggio e guidate le redini di un tavolo di giornalisti. Investite del tempo durante la cena per parlare con loro e discutere, scambiare idee e opinioni in merito alle potenzialità del mercato invece di sedere ad un tavolo a parte con i vostri colleghi che già conoscete. Non dimenticatevi che ogni possibile interazione con i giornalisti e gli addetti al marketing può essere il vostro prossimo biglietto per il successo e la vostra prossima vendita.”

Contatto: jhuseby@winesource.no

 Intervista per ALEA Evolution, di Irene Graziotto .

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