Anteprime di Toscana

Manca poco per l’avvio di uno degli eventi più impegnativi e interessanti del panorama vinicolo italiano, quello delle Anteprime di Toscana.

Impegnativo perché dalle iniziali quattro denominazioni principali si è passati ad un evento molto più sostenuto in termini numerici, logistici ma anche energici per i visitatori – fattore quest’ultimo da non sottovalutare – che coinvolge ben tredici realtà consortili diverse, per la durata di una settimana, con inizio sabato 11 febbraio e termine il 18.

Interessante perché permette di ottenere in un ristrettissimo periodo una panoramica dell’intera regione, dalle denominazioni più conosciute anche all’estero fino ai piccoli consorzi che hanno così la possibilità di farsi conoscere alla stampa e ai buyer presenti per l’occasione, rivelando magari aspetti e interpretazioni inedite della Toscana.

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Ad aprire le degustazioni il 10 e l’11 febbraio è il Buy Wine, dedicato agli operatori, che alla sua settima edizione ospiterà 210 aziende toscane con incontri B2B mirati presso l’attico del padiglione Spadolini della Fortezza da Basso di Firenze.

 

La vera apertura sarà però sabato 11 con le Anteprime dei Consorzi Morellino di Scansano, Montecucco, Vini Cortona, Vini di Carmignano, Valdarno di Sopra Doc, Bianco di Pitigliano e Sovana, Colline Lucchesi, Maremma Doc. E se fra questi vi sono le realtà della Toscana nuova, come il variegato panorama della Maremma, c’è anche il Carmignano che proprio lo scorso anno ha festeggiato i 300 anni dall’editto del 1716 di Cosimo III de’ Medici.

 

Domenica sarà la volta del Chianti, con la presentazione delle annate 2016 e Riserva 2014. Sarà anche l’occasione anche per fare il bilancio della scorsa vendemmia con una produzione di 800mila ettolitri e un valore che si aggira sui 400 milioni di euro e per riflettere sul fenomeno delle imitazioni che proliferano in America, soprattutto in California dove il Chianti rimane fra le denominazioni più popolari in certe cerchie di consumatori.

 

Lunedì sarà il turno del Chianti Classico Collection dove sarà possibile indagare, a tre anni dall’introduzione della stessa, il successo della Gran Selezione, che lascia più di qualcuno ancora perplesso. Le maglie larghe del disciplinare consentono infatti una polifonia che rende la Gran Selezione un prodotto di difficile comprensione non solo all’estero ma anche in Italia, anche volendo prescindere dal posizionamento di fascia e prezzo. I termini fissi ne prevedono la produzione con uve integralmente prodotte dall’azienda (un parametro peraltro aggirabile e che non costituisce di per sé garanzia di qualità – basti pensare al rapporto spesso decennale fra produttore di uva e trasformatore d’uva che caratterizza alcune delle migliori maison di Champagne) e che rischia di svantaggiare le piccole aziende le quali devono scegliere a questo punto se fare Riserva o Gran Selezione. Fra gli altri parametri previsti, l’uso di almeno il 60% di Sangiovese e un invecchiamento sei mesi più lungo rispetto alla Riserva. Quali gli effetti? Il rischio di uno smacco per la Riserva, che da prodotto premium rischia di essere percepito come di rango inferiore. Oltre a ciò, la possibilità, per nulla remota, di creare spaesamento nel consumatore che si trova di fronte a Gran Selezioni dal profilo organolettico molto differente: ce ne sono alcune a base di Sangiovese e vitigni internazionali, accanto ad altre che vedono la presenza di soli vitini autoctoni toscani fino a interpretazioni con protagonista incontrastato il Sangiovese.

 

Mercoledì è dedicata alla Docg bianca per eccellenza: la Vernaccia di San Gimignano. Da alcuni anni, la giornata è un’occasione per confrontare il vitigno locale con altre varietà e denominazioni bianche anche internazionali. Quest’anno la riflessione si concentra su Vernaccia e La Clape ottenuta da Bourboulenc, con una degustazione guidata dalla Master of Wine Rosemary George.

 

Giovedì, la stampa assaggia invece il Nobile di Montepulciano, che l’anno scorso, oltre ad avere spostato la sede del Consorzio dentro la Fortezza, ha sottoposto il proprio logo ad un restyling importante.

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– il restyling del logo –

L’occasione per il rinnovo grafico è stato il 50esimo anniversario della Doc, ottenuto nel 1966, ma è partita da “una volontà di rendersi più visibili anche sullo scaffale, con un logo più incisivo ed iconico, oltre che più leggibile” spiegava per l’occasione Andrea Natalini, Presidente del Consorzio. Fra i progetti realizzati dal Consorzio la mappatura creata in collaborazione con Alessandro Masnaghetti e consultabile sia in versione cartacea che ebook e il progetto di sostenibilità col quale si punta a raggiungere emissioni zero per la produzione entro il 2020. L’obiettivo è quello di riuscire a certificare ogni singola battaglia grazie ad una Piattaforma Collaborativa tra Consorzio, Comune e singoli produttori col compito di monitorare la riduzione delle emissioni di gas serra e compensare le stesse per riuscire ad a raggiungere un risultato finale pari a zero, oltre a promuovere fonti rinnovabili.

 

Si termina infine venerdì e sabato con il Brunello di Montalcino: in degustazione Brunello annata 2012, Riserva 2011 e Rosso 2015. Cambio di sede anche per questo Consorzio che si sposta nelle trecentesche sale del Complesso di Sant’Agostino, dopo un’operazione di recupero del valore di 1 milione di euro. Un territorio, quello del Brunello, che fa gola a molti, come rivelato dall’entrata dei francesi in Biondi-Santi dove, con una cifra tra i 200 e i 300 milioni di euro, i campioni dello champagne, Epi Group di Christopher Descours, proprietario di Piper-Hedsieck, sono entrati come soci di maggioranza lo scorso dicembre. Fra le novità nel panorama delle etichette ilcinesi*, le bottiglie “Poggio Landi”, recentissima novità del Gruppo internazionale Alejandro Bulgehroni Family Vineyards.

 

  • Ilcinesi, ovvero “di Montalcino”, vero degli abitanti del paese di Montalcino.
    La derivazione da montalcinesi è ovvia quanto inimmaginabile.
    Il toponimo Montalcino, dicono alcuni studiosi, potrebbe derivare da Mons Ilcinus, dal latino mons (monte) e ilex (leccio), cioè “monte dei lecci”, albero rappresentato anche nello stemma cittadino.

 

link articolo in inglese:
http://www.lastanzadelvino.it/2017/02/02/italys-positioning-in-usa-zachary-sussmans-insight-on-italian-wine

 

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– la copertina del post –

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