Previsioni vendemmiali

L’Italia è già in piena vendemmia:
al 28 di agosto era già stato raccolto il 20% della produzione.

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Si vendemmia al Sud, dove la prima sforbiciata risale al 22 luglio in Sicilia, seguita il 26 in Sardegna e poi a cascata da Puglia e Lombardia, dove i grappoli sono stati riposti nelle cassette appena dopo Ferragosto.
Sono circa due le due settimane di anticipo sulle tempistiche normali – anche se, a ben vedere, è da qualche anno che l’anticipo è una regola, più che un’eccezione.

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E, puntuali arrivano anche le comunicazioni sulla vendemmia, fra comunicati stampa aziendali che preannunciavano l’abituale ottima annata – cui prodest? – e le più realistiche dichiarazioni di chi parlava di una vendemmia per nulla facile, compromessa dalle gelate di fine aprile, dalle grandinate recenti e da una siccità che non si vedeva da tempo, come nei Campi Flegrei dove è da febbraio che non piove, fatta eccezione per l’ora scarsa di precipitazioni sabato 2 settembre.

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Una stagione che a molti ricorderà la 2003 e che avrà ripercussioni non solo sull’annata in corso ma anche sulla prossima, avendo intaccato anche le gemme utili per il prossimo anno e avendo decimato le barbatelle, morte per il gelo o la mancanza d’acqua.

Stime ISMEA


“Un quantitativo di circa -25% rispetto allo scorso anno” riporta Assoelonogi, che individua picchi fino al 35-40% in Sicilia e Umbria, con la Campania come unica eccezione.

“Con 41,1 milioni di ettolitri il 2017 si colloca tra le prime 6 vendemmie più scarse dal 1947 ad oggi (1947 – 36.4 milioni di 3 Hl, 1948 – 40,4 milioni di Hl, 1949 e 1950 – 41 milioni di Hl, 2012 41,1 milioni di Hl)” continua il rapporto Assoenologi, stimando una contrazione del 24% rispetto allo scorso anno (dove erano 54,1 milioni di ettolitri di vino – dati Istat) e del 13% in riferimento alla media degli ultimi cinque anni.

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Tabella Assoenologi

Le condizioni meteo hanno portato a squilibri tra gli altri elementi presenti nell’acino, tra cui una alta concentrazione di zuccheri in presenza di una comunque alta acidità, un fatto “molto anomalo” nelle parole di Riccardo Cotarella.
Il Presidente Assoenologi non usa mezzi termini per definire la 2017:  “Gli enologi non devono seguire logiche di mercato, né cercare di indorare la pillola, non è utile per nessuno. Aborro quando sento alcuni colleghi parlare di annata del secolo: è un’annata povera anche sul piano qualitativo”.

 

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– Riccaro Cotarella, presidente Assoenologi –



Frena invece Coldiretti, che ribatte: “con almeno due terzi delle uve ancora da raccogliere, in un contesto di incertezza climatica, sarebbe bene evitare giudizi perentori e frettolosi, che danneggiano il lavoro di tanti viticoltori per garantire in questo momento la qualità del Made in Italy”.

 

 

 

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“Una vendemmia decisamente complessa” ha commenta Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, le previsioni vendemmiali 2017 di Unione Italiana Vini e Ismea per l’Osservatorio del Vino, presentati il 7 settembre.
L’accento è stato posto a livello di eterogeneità della produzione e variabilità climatica non più trascurabile.
“I dati rilevati” dichiara Abbona “ci parlano di una forte variabilità quali-quantitativa non solo tra zona e zona, ma all’interno dello stesso territorio tra micro aree differenti e, addirittura, tra vigneto e vigneto.
La qualità, nella maggior parte delle zone analizzate, si mantiene su standard ottimali, anche se è troppo presto per definire con certezza come evolverà al termine della vendemmia e nei prossimi mesi.
Nonostante un calo produttivo stimato del 26%, invece, secondo le previsioni rimaniamo sopra i 40 mln di ettolitri, confermando il primato produttivo mondiale del nostro Paese davanti a Spagna (38,4 mln) e Francia (37,2 mln)”.

 

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– Ernesto Abbona, presidente UIV –

Stime

Oltralpe, infatti, non sembrano passarsela meglio, attesta Le Monde, con una perdita del 18% rispetto allo scorso anno e del 17% rispetto all’ultimo quinquennio, con una stima finale di 37,2 millioni di ettolitri: la raccolta più contenuta dal 1945. Subisce una importante contrazione anche la Spagna, con un -13%, perde il 10% anche la Germania che si assesta sugli 8 ettolitri mentre cresce, unico nell’Europa occidentale, il Portogallo con un +10% raggiungendo i 6 milioni e mezzo di ettolitri. A livello extraeuropeo, stando ai dati UIV-ISMEA, nel 2017 aumenta la produzione di Australia, Sud Africa e Argentina mentre gli US rimangono stabili e il Cile indietreggia di dieci punti percentuali.

Vino e Mosto Europa

 

 

 

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