Le migliori etichette del 2017

 

È stata pubblicata alcuni giorni fa la Top 100 di Wine Spectator che annuncia i migliori assaggi mondiali del 2017.

Senza titolo
La lista rimane un punto di riferimento per i mercati globali pur suscitando ogni anno non poche polemiche – in primis per la sua visione americano-centrica.
E qui ci chiediamo per quanto la critica rimarrà vincolata a voci (e gusti) (anglo)americani e se non sia possibile affidarsi a strumenti diversi, in grado di pesare in maniera più oggettiva l’intera produzione mondiale.

Ad oggi però la Top 100 è ancora un riferimento che pesa sulle scelte del mercato e che può influenzare in maniera pesanti le sorti non solo di questo o quel Paese ma anche e, soprattutto, di questa o quella denominazione – si pensi al forte scetticismo, anche troppo generalizzato, di Wine Spectator sull’annata 2014 in Langa, che sta creando non pochi problemi nella stime di vendita.

VinibuonidItalia

Come esce l’Italia da questa classifica?
Non proprio bene, con sole 16 menzioni.
Non che la Francia se la passi molto meglio, ma i cugini d’oltralpe godono di una reputazione ormai consolidata che meno risente di queste perturbazioni.
Come era prevedibile il centro di gravità della Top 100 si trova in California, rendendo la classifica sicuramente meno credibile ma non per questo meno amara.

Ma chi troviamo in classifica?
Il primo italiano, in quarta posizione è un Brunello, il Casanova di Neri Brunello di Montalcino 2012, annata che nel tempo potrebbe dar filo da torcere alla bellissima 2010. Il Brunello conquista anche la seconda e terza posizione, rispettivamente con l’Altesino Brunello di Montalcino Our 40th Harvest 2012 e il San Felice Brunello di Montalcino Campogiovanni 2012, mentre il quarto italiano viene da quella che è stata definita la nuova Toscana, la Maremma, dove negli ultimi anni si sono concentrati notevoli sforzi imprenditoriali con influenze importanti di matrice anche francese, come quella di Michel Rolland. Ecco dunque il Mazzei Maremma Toscana Tenuta Belguardo 2013, da uve Cabernet Sauvignon.

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Il primo vino piemontese arriva solo al quinto posto e, a sorpresa, non si tratta di un Barolo né di un Barbaresco ma di un “minore”, uno di quei vini che una volta se ne compravi 5, ti davano in regalo il Barolo, che altrimenti il Barolo allora non lo si riusciva a vendere – a riprova di quanto i vini vivano di cicli e ricicli e la qualità percepita sia lungi dall’essere un valore assoluto.
Ecco dunque il Luigi Einaudi Dogliani 2015, marchio storico fondato da Luigi Einaudi e oggi gestito da Matteo Sardagna.
Il Dogliani segna, come pure il sesto italiano classificato, Il Poggione Rosso di Montalcino 2015, un’attenzione crescente per vini più leggeri e più giovani che pare abbiano finalmente (ri)trovato dignità – si faccia caso alle annate più frequenti nella Top 100: si tratta quasi sempre di 2015 e 2014 con persino qualche 2016, anche se l’Italia come la Spagna meritano apparentemente la classifica per i rossi solo su annate più vecchie.
Il Barbaresco arriva settimo classificato fra gli italiani, con Cantina del Pino Barbaresco Ovello 2013, ottavo il Scacciadiavoli Montefalco Sagrantino 2011.

secondi 4

E poi nono arriva lui, il primo bianco.
Non si tratta di Friuli – che peraltro non compare fra i migliori 100 – e neppure di un bianco del sud, ma di una denominazione da nemo profeta in patria, più considerata all’estero che non nel Belpaese, nonostante il grande lavoro di rilancio operato dal Consorzio attraverso alcune delle più innovative campagne dell’ultimo decennio quale quella del brand volcanic wine; quindi al nono posto troviamo lui, il Gini Soave Classico 2016.

gini

Gli altri bianchi arrivano un po’ più sotto.
Dopo il Donnachiara Aglianico Irpinia 2015 e il Michele Castellani Valpolicella Classico Superiore San Michele Ripasso 2015 – niente Amarone quest’anno come era invece successo nel 2015 con l’Amarone di Masi – ecco infatti il Simone Santini Vernaccia di San Gimignano Tenuta Le Calcinaie 2015, seguito dal Garofoli Verdicchio dei Castelli di Jesi Podium 2014 e il di Meo Greco di Tufo G 2016.

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Toscana, Marche e Campania dunque per i bianchi, con la Campania che rivela la sua crescente presenza in termini enogastronomici – si vedano anche le recenti conquiste in fatto di stelle Michelin con Napoli che emerge quale città più stellata d’Italia, grazie a 5 chef premiati con due stelle e ben 15 con una stella;  in questa direzione va anche l’ultima medaglia italiana, che al 97esimo posto premia Odoardi Calabria GB 2014.

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Il 96esimo gradino va invece a Feudi del Pisciotto Nero d’Avola Terre Siciliane Versace 2015, possedimento siculo della toscana Domini Castellare di Castellina, che apre le strade ad una delle regioni ad oggi più mutate e sotto osservazione del panorama italiano, la Sicilia.

pisciotto

 

 

COVER
– la copertina del post-

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