Vendemmia 2018

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Si può ragionevolmente stimare la produzione in una forbice di 47-49 milioni di ettolitri”.

Sono queste le parole usate da Paolo Castelletti, segretario generale di UIV, per commentare le previsioni per la vendemmia 2018 rilasciate dall’Osservatorio Unione Italiana Vini (UIV) e l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea) appena prima di Ferragosto.

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Una stima in crescita del 10-15% rispetto i 42,5 milioni di ettolitri prodotti lo scorso anno ma che fino a quando i grappoli non saranno stati tutti raccolti, non potrà essere confermata, soprattutto nell’ottica di un meteo imprevedibile che potrebbe giocare brutti scherzi.
L’arrivo di due settimane di piogge, grandine e vento forte dopo Ferragosto sta infatti mutando il quadro delle previsioni.
Ad oggi è stato raccolto il 15% delle uve.
Si è partiti in Sicilia già a fine luglio, per proseguire con Puglia e Lombardia – nella fattispecie la Franciacorta dove l’obiettivo è evitare una maturazione eccessiva delle uve per preservarne la giusta acidità – e con le varietà precoci.

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“La vendemmia del 2018 per effetto delle piogge che hanno caratterizzato la primavera e l’inizio dell’estate – spiega Coldiretti – si allunga con un ritardo di circa una settimana rispetto allo scorso anno. La produzione tricolore sarà destinata per oltre il 70% dedicata a vini DOCG, DOC e IGT con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento per i vini da tavola”.

 

Sicilia
L’annata, seppur non piovosa come la 2014, ha tuttavia riservato scenari quasi sconosciuti al Sud Italia che sta fronteggiando situazioni di estrema difficoltà.

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“Ce la ricorderemo, purtroppo, la vendemmia 2018; il principale imputato di questo mezzo disastro è il clima. Le forti piogge che si sono abbattute nelle ultime settimane hanno condizionato fortemente una situazione già precaria”spiega Antonino Cossentino, presidente della Cia Sicilia occidentale Palermo/Trapani.
Sta infatti andando peggio del previsto la vendemmia nei vigneti della Sicilia occidentale, da dove proviene l’80% della produzione vitivinicola dell’isola tanto che le stime della produzione enoica insulare, in contrazione del 20% a inizio Agosto, siano state riviste al rialzo di un ulteriore 10%.
Perdite medie del 30% si sono registrate in zone come Roccamena e Contessa Entellina, come a Salaparuta e Gibellina nel trapanese, ma anche in provincia di Agrigento.
Danni minori ha subito invece la zona di Petrosino, Marsala e Mazara, con perdite del 10-15%.
La colpa va imputata al clima caldo e umido che ha colpito la regione già da giugno, assenza di venti caldi e le bombe d’acqua di metà agosto.
In Sicilia – stando ai dati dell’Osservatorio regionale delle acque – la media delle piogge di agosto registrate negli ultimi 30 anni si attesta sui 15 millimetri, con oscillazioni fra i 25 mm del 2016 e l’1,1 del 2017.
Quest’anno, invece, alcune zone sono state colpite ripetutamente da autentiche bombe d’acqua con accumuli anche di 100 mm.

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– Antonino Cossentino –


Peronospora e oidio
Congiunture che hanno favorito la proliferazione di peronospora e oidio.
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Condizioni che evidentemente hanno reso impossibile portare a termine una produzione standard – ribadisce Cossentino – per questo chiediamo che venga riconosciuto lo stato di calamità naturale per quei produttori che sono stati colpiti da questi eventi climatici.
Chi è in regime biologico, tra l’altro, sconta doppiamente un prezzo amaro visto che i pagamenti Agea per i fondi europei sono per molti ancora fermi al 2015”.
Una circostanza quella di quest’anno che sicuramente potrebbe avvicinare la viticoltura regionale ai vitigni resistenti, i cosiddetti Piwi, maggiormente resistenti alle malattie della vite.

 

Allarme mal dell’esca
Tuttavia, “ il problema che affligge la vendemmia 2018 non si chiama peronospora, oidio o Botrytis, il flagello di questa vendemmia ha le sembianze del Mal dell’Esca, un problema che sta’ assumendo proporzioni catastrofiche”.

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A lanciare l’allarme è Emiliano Falsini, enologo consulente per numerose realtà italiane. “Vitigni come Sangiovese, Sauvignon Blanc, Cabernet Sauvignon, Sagrantino ma anche altre varietà sembrano aver quest’anno prestato il fianco a questa terribile malattia contro cui i viticoltori italiani sono impotenti” continua Falsini nella sua nota su LinkedIn.
Una perdita costante in termini qualitativi e quantitativi che, per chi vive i vigneti, condivide le fatiche con coloro che ogni giorno si sforzano di fare vino e crede nei vigneti vecchi come fonte di ispirazione e qualità, è una costante pugnalata al cuore”.

 

Puglia
Danni ingenti anche in Puglia: “una vera strage delle uve Primitivo in provincia di Taranto dove, secondo quanto accertato dalla Coldiretti Jonica, la bomba d’acqua e vento ha danneggiato il 60% della produzione con la richiesta di avviare le verifiche per la dichiarazione dello stato di calamità, da parte della Coldiretti” riporta la Coldiretti stessa.

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Siamo di fronte – sottolinea la Coldiretti – ad una evidente tendenza al cambiamento del clima con il surriscaldamento che negli ultimi trent’anni ha fatto aumentare di un grado il vino italiano che è anche più vulnerabile alla maggiore frequenza degli eventi estremi che si manifestano con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e violente ed il rapido passaggio dal sole al maltempo”.

 

Sardegna
La situazione non sembra migliore nemmeno in Sardegna.

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Forti piogge – è stato l’agosto più piovoso dal 1922, con il Cnr che registra un incremento delle precipitazioni del 1000% – fulmini e grandine in quantità mai vista sono stati i leitmotiv dell’estate sarda, di cui si contano i danni in questi giorni.

Grandine
Tra i più penalizzati – spiega Coldiretti Sardegna – ci sono i vignaioli che nel 2017 hanno subito pesanti perdite dovute al troppo caldo, alle poche precipitazioni e alle gelate di metà aprile dovute anche all’umidità primaverile, acuitasi ad agosto.”
Stando alle dichiarazioni Coldiretti, alcune aziende hanno dovuto interrompere la vendemmia e non potranno riprendere, tempo permettendo, prima di 15-20 giorni. Le perdite– che riguardano tutta la Sardegna, ma in particolare il Centro Sud, dalla Planargia e Barbagia in giù– ammontano al 40% con punte del 70%.

 

Il Nord Italia
La situazione sembra migliore al nord anche se vi è chi anche lì porterà a casa ben poco.

Un vigneto provato da una forte pioggia

È il caso di vignaioli nell’astigiano cui la grandine ha portato via l’80-90% del raccolto, tanto che in molti stanno considerando l’utilizzo di reti, anche se non senza dubbi: maggiore effetto vela, trattenimento parziale dei raggi del sole, maggiore difficoltà nei trattamenti, maggiore rischio di sviluppo delle muffe vista la minor ventilazione, costi maggiori dovuti non solo alla spesa per le reti ma anche per il numero maggiore di lavoro ore a ettaro che comporterebbero.
La media per la regione si dovrebbe però attestare su un +25% rispetto allo scorso anno (dati Assoenologi via WineNews), mentre è del 20% l’aumento per la Lombardia, del 23% per il Trentino, del 22% per il Veneto e il Friuli, dove in questi giorni le piogge hanno in parte contribuito ad alleviare i primi sintomi di stress idrico nell’uva.

 

Il Centro Italia
Le stime Assoenologi parlano del +25% per la Toscana dove si sono registrati importanti attacchi di malattie fungine, +15% per le Marche, un +35% per Lazio e Umbria e un +15% per l’Abruzzo.
I dati ufficiali delle previsioni vendemmiali 2018 elaborati dall’Osservatorio del vino verranno resi noti il 4 settembre a Roma presso il Mipaaf.

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